Mistero Scienza 

La Nasa e il disco d’oro

Quante volte ci siamo chiesti se sia effettivamente possibile comunicare con creature provenienti da altre galassie, e se sia possibile per loro comprendere in modo chiaro il nostro linguaggio. Un’operazione simile fu compiuta nel lontano 1977, anno della presidenza statunitense di Jimmy Carter, promossa e operata dalla Nasa.

Proprio in quell’anno due sonde furono inviate nello spazio, rispettivamente col nome di Voyager 1 e Voyager 2, le quali avevano il compito di trasportare il famoso “Golden Record”, un disco per grammofono contenente suoni e immagini della terra, utile ai nostri vicini di galassia per comprendere il nostro pianeta Terra nelle sue mille sfaccettature. Il messaggio contenuto nel misterioso disco d’oro scritto dal Presidente Carter è un invito interstellare alla speranza per il nostro pianeta e alla ricerca di un futuro migliore. Così egli cita: “Questo è un regalo da un piccolo mondo lontano, un frammento dei nostri suoni, della nostra scienza, delle nostre immagini, della nostra musica, dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti. Stiamo cercando di sopravvivere al nostro tempo, così da poter vivere fino al vostro. Speriamo un giorno di poter aver risolto i problemi che abbiamo e di raggiungere una comunità di civiltà galattiche. Questo estratto rappresenta la nostra speranza, la nostra determinazione e le nostre buone intenzioni in un immenso e meraviglioso universo”.

Se gli alieni riuscissero realmente a comprendere tale messaggio, quali sarebbero le loro reazioni, soprattutto da un punto di vista pratico? Si riuscirebbe finalmente ad avere un contatto diretto con popolazioni e civiltà completamente distanti dalla nostra? Una cosa è sicuramente certa, qualcosa esiste al di fuori del nostro Sistema Solare, ma noi Terrestri non siamo ancora in grado di utilizzare appieno la tecnologia in nostro possesso per comunicare con forme di intelligenza superiore alla nostra. Basterebbe allargare i nostri orizzonti e aprire la mente per comprendere appieno che non siamo noi gli architetti del nostro pianeta Terra.

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